Sei giorni dopo…

“Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro…Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore è bello per noi restare qui” E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti.” Di questo brano di Vangelo, che invito a leggere nella forma completa (Mt 17, 1-13), ho riportato solo qualche “flash”, come a dire che nei momenti che ho riportato (Gesù sceglie e conduce sul monte Tabor alcuni discepoli; Gesù viene trasfigurato; Gesù e i discepoli scendono dal monte) si può riassumere la nostra avventura di giovani del gruppo Tabor.
 
Il nostro Vescovo (Gesù), proponendo questo gruppo, ha “scelto” alcuni giovani (attenzione: solo i ragazzi che si domandano qual è il senso della loro vita), fatto questo ha stabilito molte guide (perché il cammino è piuttosto impervio): seminaristi e giovani preti. Formato il gruppo, eccoci in cammino verso la meta: il Signore. Dico subito che il nostro viaggio è a “tappe”, quasi una decina in un anno; ci piace ritrovarci in luoghi suggestivi: penso alla due-giorni appena trascorsa a Caorle (alloggiavamo ad un centinaio di metri dall’acqua del mare, con la possibilità di alcune passeggiate sulla spiaggia), o a quella volta a Corno di Rosazzo, nella magnifica Abbazia: uno splendido tramonto tra viti e colline… Anche il cibo si può dire che non manca: tante volte ci fermiamo a mangiare la pizza in qualche ristorante, oppure siamo deliziati dalla cucina delle “mamme” di alcuni giovani preti e non ricordo di aver sborsato neanche un centesimo. Il clima è costantemente allegro e sereno: non mancano battute, aneddoti (dei quali ometto), barzellette, purtroppo non sempre divertenti.
 
In mezzo a tutto questo, come delle margherite in mezzo ad un prato verde, sbocciano i momenti di incontro con il Signore, quando si raggiunge la “meta”. Anche qui ci sono più modalità con cui Lui decide di incontrarci. Ci sono i momenti che proprio Lui ci ha regalato: la Santa Messa, la Confessione o l’Adorazione Eucaristica, ma non mancano le novità. Ad esempio dopo una catechesi (incentrata magari sul tema della penitenza), ci è concesso un momento di “deserto”: un oretta in cui ciascuno, in completa solitudine, è libero di visitare la “stanza” del proprio cuore, dove può incontrare il suo Amico. Solitamente, dopo questo tempo, ci si riunisce in cerchio, così da condividere i pensieri del proprio cuore, aprendosi agli altri con un gesto di carità fraterna: si chiariscono dubbi, si scoprono novità, qualche volta ci si sente accarezzati dal Signore. Dopodiché tutti ritornano distesi e con una goccia di serenità in più nel cuore.
 
E così arriva anche il momento dei saluti e ciascuno si ricorda degli impegni scolastici, in parrocchia, dei pesi e delle difficoltà di ogni giorno. Forse era proprio così che si sono sentiti i discepoli lasciando il Tabor, comunque consapevoli di aver vissuto un’esperienza che li ha segnati. Ora però è bene che anche noi, scendendo dal monte “voltiamo il nostro zaino”, per scoprire quanto abbiamo guadagnato con questa esperienza. Personalmente ho ricevuto un ottimo consiglio: intraprendere un cammino con un prete che ogni mese mi ascolta e consiglia in materia spirituale. Estendo l’invito a tutti i giovani interessati: non fatevi problemi ed affidatevi ad una persona “vera” che vi vuole bene. Inoltre posso dire che il gruppo Tabor offre la possibilità di aprire il cuore a Gesù, così da scoprire qual è il desiderio del Signore per la tua vita (che alla fine è un tuo stesso desiderio): la tua vocazione. Oltre al cuore questo gruppo apre anche la mente alla consapevolezza di incontrare altri giovani in cammino, altri modi di vivere la scuola, la vita, seminaristi con esperienze forti alle spalle: momenti di grande arricchimento personale.
 
Per concludere, mi piace ricordare che l’anno scorso, in occasione della due-giorni di Caorle, era venuto a farci visita il Vescovo (in verità sarebbe dovuto venire anche quest’anno, ma si è ammalato), il quale dopo la Messa è rimasto a pranzo con noi e, fortuna vuole, che io sono capitato a mangiare proprio di fronte a lui, così ho un po’ parlato con questa figura che mi ha sempre incuriosito. In questo articolo, con tanta libertà, vi ho riportato quanto vissuto nel gruppo Tabor, nella speranza che possa servire da invito per qualche altro giovane appassionato del Vangelo.
 
S.M.
 
Per approfondire:

Calendario incontri Gruppo Tabor.

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