Formazione umana e vocazionale

Da “La formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana” – Orientamenti e norme per i seminari della Conferenza Episcopale Italiana (2006)

 

90. «L’umanità del prete è la normale mediazione quotidiana dei beni salvifici del Regno». Per questo bisogna porre molta attenzione alla formazione umana dei futuri presbiteri. In una personalità non ben sviluppata, infatti, la grazia dell’ordinazione presbiterale verrebbe offuscata e screditata; al contrario, in una personalità matura, essa può risplendere in tutta la sua pienezza. Chi è chiamato al presbiterato deve perciò preoccuparsi di crescere in umanità. L’equilibrio, l’amore per la verità, il senso di responsabilità, la fermezza della volontà, il rispetto per ogni persona, il coraggio, la coerenza, lo spirito di sacrificio sono elementi rilevanti, anzi necessari, per l’esercizio del ministero. Così pure il modo autorevole e fraterno di entrare in rapporto con gli altri, la sincerità, la discrezione, il modo maturo di presentarsi e di esprimersi, sono chiavi che aprono le porte della fiducia, dell’ascolto, della confidenza. Diventare umanamentematuri è perciò un obiettivo fondamentale della formazione presbiterale.

Il Seminario è comunità di uomini maturi, ma bisognosi di crescere in umanità. Pertanto si richiede a tutti di vivere il tempo del Seminario come tempo in cui sviluppare la pazienza e l’attesa senza pretesa del Dono (il sacerdozio); di maturare relazioni serene e proficue; di realizzare l’armonia e la relazione con tutti; di formarsi ad essere uomini e preti contenti di servire tutti, con nessuna eccezione; uomini e preti capaci di molto ascolto, di dialogare sempre, di tacere se necessario, sicuramente capaci di rifiutare il pettegolezzo e la chiacchiera; capaci di riflettere assieme agli altri uomini e donne dei vissuti umani, della storia, delle persone e della vita e dei problemi della comunità.

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